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| Oggetto: L’angolo dei libri .... Gio Mar 27, 2008 11:15 am | |
| L’angolo dei libri: libri nuovi – libri vecchi – autori emergenti.  |
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| Oggetto: Re: L’angolo dei libri .... Mar Apr 01, 2008 11:13 am | |
| Io e Mactun
Anna Maria Dattolo, figlia di Alfredo e Maria Presutto, vive e lavora a Solofra. Il suo primo romanzo "Era un venerdì di febbraio", edito da Il Calamaio alla fine del 2002, raccolse giudizi favorevoli della critica e suscitò anche turbamenti tra i lettori. Questa seconda fatica, "Io e Mactun", giunge tre anni dopo e il tema dell'incesto provocherà senz'altro una maggiore reazione nel mondo di chi non accetta di affrontare la realtà anche quando è delicata e vera.
Prefazione
Una storia vera di infanzia violata nel chiuso delle pareti domestiche che ci riempie di disagio e ci lancia mute domande sui mostri che attraversano la nostra vita senza farsi riconoscere. Di questi abusi, nati probabilmente con l'uomo e le sue patologie psichiche fino a poco tempo fa non si riusciva neanche a parlare: spesso nelle stesse famiglie si stendeva sul misfatto il velo del perbenismo per sottrarsi al giudizio sociale. Era un tipo di peccato considerato appunto contro natura e quindi innominabile. Tuttavia quando l'indagine sociologica ha cominciato a speculare all'interno delle famiglie, i risultati sono stati agghiaccianti. Quei comportamenti che sembravano appartenere a ceti svantaggiati ed emarginati si sono rivelati invece equamente distribuiti in ogni classe sociale, segno che dipendono da un'alterazione della sfera psichica e non dell'ignoranza. Questa testimonianza dall'interno, attraverso i ricordi devastanti e devastati della piccola vittima, ci fa capire fino a che punto si può disgregare una vita umana. Nella sua infantile impotenza ha un solo modo di manifestare il suo dolore: riprendersi la parola che la metteva in contatto col mondo. Difatti, il mondo, la sua mamma, i suoi fratelli, la comunità non hanno saputo accogliere e medicare un dolore tanto grande, per cui la piccola Benedetta trova rifugio in un silenzio che costituisce in fondo un vero e proprio atto di accusa. Eppure lei non è sola. Se lo fosse probabilmente si perderebbe nelle brume di un disturbo mentale o almeno di una solitudine invalicabile. Con lei c'è Mactun, un amico inventato, il quale ha la funzione salvifica di tenerla attaccata alla concretezza, dandole la giusta consolazione dopo tanto strazio. Nonostante l'argomento delicato, nella stesura del racconto non si ravvisano passaggi crudi o pruriginosi: anzi è encomiabile la misura con cui ogni pagina si tiene, tralasciando la retorica ad effetto per strappare pietà e partecipazione. Può darsi che qualche benpensante trovi inopportuna la scelta dell'argomento, nei fatti però, questi delitti succedono e, con il giusto equilibrio, senza ipocrisia, anche la letteratura è chiamata a prenderne coscienza.
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| Oggetto: Re: L’angolo dei libri .... Mer Mag 14, 2008 9:40 am | |
| Un libro spiega il rapporto tra medicina, cultura e media
di Antonio Gaspari ROMA, lunedì, 12 maggio 2008 (ZENIT.org).- Procurare l’eutanasia è un atto lecito o illecito? Praticare l’eutanasia può essere contemplato come un atto medico? La legislazione può autorizzare il personale medico a praticare il suicidio assistito? La vita di una persona può essere qualificata solo dalla capacità di soffrire o gioire? A queste ed altre cento domande risponde il libro “Eutanasia e medicina. Il rapporto tra medicina, cultura e media” (Edizioni UTET, 384 pagine 31,00 Euro), scritto da Vittoradolfo Tambone - Direttore dell’Istituto di Filosofia dell’Agire scientifico e tecnologico dell’Università Campus Biomedico di Roma -, Dario Sacchini - ricercatore in Bioetica presso l’omonimo Istituto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma -, Cesare Davide Cavoni - giornalista professionista di SAT 2000, e docente di Bioetica e Mass media presso l’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e presso l’Istituto ‘Giovanni Paolo II’ della Pontificia Università Lateranense -. Il volume è diviso in quattro parti. Nella prima si affronta la dimensione medico-scientifica, ed in particolare il trattamento medico della richiesta eutanasia ed il principio di autonomia del medico e del paziente. Nella seconda parte si mette a tema la dimensione culturale, sia nelle argomentazioni che distinguono la cultura della morte dalla cultura della vita, sia nella analisi critiche di come i media, ed in particolare la televisione ed i film hanno narrato l’eutanasia. In questa parte del libro, gli autori rilevano come le argomentazioni, le storie e gli approcci della propaganda a favore dell’eutanasia siano simili anche se riproposti in tempi storici diversi. La terza parte analizza a fondo due casi clinici emblematici: quello di Terri Schiavo e quello di Piergiorgio Welby. Mentre la quarta parte raccoglie materiale prezioso di documentazioni e bibliografia. Nelle conclusioni i tre autori ribadiscono che l’eutanasia non può essere accettata da “una prassi medica centrata sul valore persona” e propongono un “call for working” per “mettere in atto le strategie operative per assistere al meglio il malato, ed ogni malato, giunto al termine della sua vita” |
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Alexys1982

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| Oggetto: Quanto e' stato bello. Mer Mag 21, 2008 6:47 pm | |
| | Maqeda di Salvo Sottile |
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| Oggetto: Re: L’angolo dei libri .... Gio Mag 22, 2008 10:00 am | |
| | Ho voglia di te di Federico Moccia |
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