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 Voglio proporvi una mia testimonianza relativa al pellegrinaggio fatto durante il festival dei giovani.

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MessaggioTitolo: Voglio proporvi una mia testimonianza relativa al pellegrinaggio fatto durante il festival dei giovani.    Sab Ott 09, 2010 11:05 am



Voglio proporvi una mia testimonianza relativa al pellegrinaggio fatto durante il festival dei giovani. Ognuno è libero di accettare o meno. Alcune delle testimonianze cui faccio riferimento all'interno del seguente rapporto, verranno riportate per intero più avanti.
"Viaggio ricchissimo di grazie e di segni.
Per me è iniziato all’insegna di un segno. La sera del 31 luglio 2010 durante la Messa, come diacono permanente, mi trovavo tra i sacerdoti, ed avevo il sole di fronte. Era appena tramontato quando nel cielo mi accorsi che c’era una nuvola strana; guardandola attentamente vidi che sembrava assumere la forma di un drago nell’atto di precipitare e tentare di divorare qualcosa. Ho distolto lo sguardo; ma quando l’ho rialzato, al posto del drago, un po’ più in alto, c’erano due ali di uccello perfettamente definite, come ali di protezione. Sulle prime pensai ad ali di colomba, ma dopo ho riflettuto che la forma era di ali di aquila. Forse un riferimento al capitolo 12 dell’Apocalisse:
“Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, […]. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. […]. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra […].
Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei …”.
Questo è stato per me un anticipo di alcuni eventi che avrebbero caratterizzato quei giorni.
Il giorno seguente, avevo posteggiato la macchina in una stradina che sta di fronte alla scuola. Al ritorno della Messa serale di inizio Festival vado a riprendere l’auto insieme a padre Rosario Di Bella. L’auto adesso si trovava in semioscurità.
Alle nostre spalle all’improvviso sentiamo che si avvicina qualcuno: è un giovane alto e robusto, con una bottiglia in mano; chiede soldi e puzza di alcool. Gli do un euro, mentre padre Rosario si rifiuta. L’uomo non cede, e insiste in tutti i modi. Finalmente riusciamo a divincolarci e a salire in macchina. Porto l’auto indietro in un posto più luminoso, perché attendo mia moglie. Nella penombra, vicino a noi, è andato a sistemarsi il giovane, il quale aspetta che transitino i pellegrini per accostarsi alle loro spalle e chiedere denaro.
Ad un certo punto ritorna e si avvicina a noi, mentre padre Rosario si allontana lasciandomi da solo a sostenere un dialogo impossibile.
Visto che si è avvicinato troppo, tento di ammansirlo spostando il discorso su un campo più vicino alla sua situazione attuale.
Gli consiglio di presentarsi ad una delle comunità di recupero per tossicodipendenti che stanno a Medjugorje.
“Il mio caso non si può risolvere così - insinua - ci vuole un esorcista”; e aggiunge: “tu mi puoi aiutare?”. Poi mi domanda a bruciapelo: “Tu chi sei?”.
“Sono un diacono permanente e non posso fare esorcismi”, gli ho risposto, “e poi qui ci sono tanti sacerdoti”.
Adesso il problema è evidente che non è più la richiesta di soldi.
Ora l’atteggiamento del giovane è perentorio: “Questi sacerdoti non sono capaci. Tu hai letto il libro che porto con me?”, e da uno zainetto che porta alle spalle tira fuori un libro che io riconosco subito, perché mi vede tra i protagonisti: è uno dei libri di don Amorth “Nuovi racconti di un esorcista”, in cui si trova il racconto della liberazione una indemoniata avvenuto a Medjugorje. All’inizio di quella esperienza c’era stata una donna che era venuta da me a chiedermi di aiutare la figlia per la quale era già impegnato un sacerdote diocesano con incarico vescovile. La donna si liberò poi definitivamente a Medjugorje. Il racconto porta la mia firma.
Il giovane insisteva, perché voleva che gli presentassi don Amorth. A questo punto mi vennero i brividi, perché ho intuito che si trattava di qualcosa non semplicemente casuale.
La prova l’ho avuta la sera successiva durante l’adorazione che ha fatto seguito alla Messa nella seconda giornata del Festival.
È stato il momento più intenso, a mio modo di vedere, di tutte le giornate del Festival.
L’adorazione aveva un taglio relativo alla guarigione e alla liberazione. La folla immensa stava in adorazione, e nei momenti più alti si sentivano provenire da più parti grida strane, urla, abbaiare di cani o miagolii. Stava avvenendo qualcosa di potente tra la presenza di Gesù nell’Ostia e l’adorazione. Avveniva qualcosa che il maligno non poteva tollerare.
In mezzo alla folla si elevava, tra gli altri, un grido disumano, proprio vicino all’altare, alle spalle dei sacerdoti seduti nelle panche sotto i gradini.
Poi abbiamo saputo tanti particolari, alcuni dei quali non avrei mai potuto immaginare: alcuni straordinariamente belli. So solo che il nostro gruppo è stato gratificato da un lato, ma ha anche ricevuto segni forti di altra natura.
I bambini e i ragazzi del nostro gruppo in special modo sono stati oggetto di predilezione da parte della Gospa, durante l’adorazione. Una bambina di sette anni, Alice, vede davanti a sé la Madonna inginocchiata che, girandosi verso di lei, pronuncia distintamente queste parole: “Pace, pace, pace”. Poi vede anche Gesù in piedi.
In quei momenti anche un altro fanciullo vede la Madonna proprio al di sopra del tendone nel quale stava esposto Gesù, è circondata da stelle.
Un altro ragazzo vede delle stelle formare una croce: i bracci verticali si allungano, quello dei piedi parte dal Crocifisso Risorto che si trova alle spalle dei fedeli in adorazione, mentre la testa si trova tra i campanili della chiesa. I bracci orizzontali invece si prolungano come ad abbracciare la folla in segno di protezione, circondandola.
Uno dei giovani del nostro gruppo, invece, alzando il capo in cielo subito dopo che una delle persone disturbate ha gridato in modo distinto e in italiano: “Via! Vattene via! Va via!”, scorge una stella più luminosa delle altre che lo attira. Non fa in tempo a riflettere, che da essa si partono tante minuscole stelle che formano l’immagine della Madonna sempre più definita, con il manto di un grigio argentato bellissimo: Ella allarga il manto e poi lo richiude, mentre gli sorride e scompare.
Il Santissimo esposto, l’adorazione, la preghiera, una Croce che circonda abbracciandola la folla, un mantello che si apre: tutti segni di protezione, come se ci venisse detto: non abbiate paura se le potenze degli inferi si scatenano, siete ben protetti. Proprio come le ali di aquila del segno del primo giorno.
Quando sono rientrato, ho conosciuto un altro segno non propriamente bellissimo, perché vi ho notato un attacco indiretto alla mia persona.
È capitato a mia moglie. Stava proprio a ridosso dei sacerdoti, quando alle sue spalle si è avvicinato un signore che le chiede di poter utilizzare uno degli auricolari della radiolina per la traduzione, visto che la sua radio non funzionava più. Ma appena ha inserito l’auricolare ed ha ascoltato una delle preghiere del sacerdote che presiedeva l’adorazione, ecco che comincia ad grugnire in modo orrendo. Per sfuggire alla vista dell’Ostia, si gira indietro. Mia moglie non può scappare, stretta com’è dalla folla da tutte le parti; folla che non recede e che, a dispetto di tutte quelle manifestazioni sataniche, non si lascia distogliere dall'adorazione. Mia moglie, allora si ricorda che ha in borsa la corona che la Madonna ha benedetto la sera prima, durante l’apparizione a Marija, e la indossa come fosse un guanto sulla mano destra; e quando l’individuo disturbato si gira indietro verso di lei, per proteggersi, alza la mano. Ma anche quella visione provoca lo spirito maligno che è in quell’uomo, il quale alla vista della corona comincia a vomitare. Così la vicenda si è prolungata per tutto il tempo dell’adorazione, con quell’uomo che non riusciva a girarsi né da una parte né dall’altra, prorompendo in alte grida.
Quando mia moglie mi raccontò l’episodio, durante il quale aveva pianto per tutto il tempo di pietà per quell’uomo e anche di paura, mi ricordai di una parola che la Madonna ha detto nei suoi messaggi: “La corona del rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per satana che mi appartenete” (25 febbraio 1988). Ed è avvenuto proprio così, alla lettera, in questo episodio.
Chi ha partecipato a quell’adorazione, adesso è più consapevole della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e della forza prorompente dell’adorazione.
Per tutto questo e per tutte le altre grazie e segni che abbiamo ricevuto, sia lode al Signore Gesù, e grazie alla Gospa che ce le ottiene.
Diacono permanente Franco Sofia."
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